Radio Migranti

POESIAMIGRANTE – LEGGERE LA POESIA

Perché leggere a voce alta?
Per la meraviglia!

Pennac, 1993

Il ritmo
il suono
la lingua della poesia
saranno sperimentati attraverso letture e ascolti, così come con l’esempio di alcune importanti figure retoriche e strutture metriche. Negli spazi informali e tranquilli di Radiomigranti si cercherà di cogliere l’intensità e il senso del verso, la sua natura musicale, di parola che “respira” insieme a chi la pronuncia.
Ciascuno potrà trovare una via personale che conduca verso una lettura emozionante ed emozionata, lontana sia dall’enfasi che dall’inconsistenza espressiva.
Leggere
ascoltare chi legge
ascoltare chi ascolta chi legge.

Nella poesia ad alta voce siamo tutti cassa di risonanza.:

1. CONSIGLI PER LEGGERE LE POESIE di Gianni Celati

2. LEGGERE POESIA / LEGGERE PROSA

3. APPUNTI DI POETICA di Lello Voce

4. UN ESEMPIO DI VERSO LIBERO, LUNGO

5. UN ESEMPIO DI VERSO LIBERO, CORTO

6. CON CHE VOCE

7. LA VOCE, PEDAGOGICAMENTE

CONSIGLI PER LEGGERE LE POESIE
di Gianni Celati

Certo, se uno vede un libro di poesie con l’introduzione di Eugenio Montale, sarà più portato ad aprirlo e a guardarlo. L’autorità del nome famoso impone il peso della lettura. Ma è questa la trappola, l’imposizione sociale delle parole e dei nomi. Per chi scrive il problema è soprattutto quello di avere fiducia nelle parole: senza sperare in appoggi esterni.
Aver fiducia nelle parole senza autorità. In fondo, non c’e contentezza nello scrivere senza quella fiducia un po’ folle che le parole arrivino comunque a qualcuno (chissà dove, chissà quando). La poesia è l’arte delle parole che trovano una strada solo per effetto dei loro ritmi e della loro grazia. In realtà le poesie si leggono molto meglio se nessuno ce le impone. Così succede anche con le canzoni che ci sorprendono con un ritmo, una melodia. In questo caso, qualcuno torna a casa e cerca di riprodurre quella melodia con la chitarra, col pianoforte o con la voce.
È così che ci si avvicina alla musica, ma è anche così che ci si avvicina alla poesia. Perché prima dell’autore, viene la musica, e prima del nome del poeta viene la poesia. Non si può amare una musica per obbligo. Non ci si può avvicinare a una poesia per dovere.
Chi non ama la poesia è meglio che non la legga. Come la musica, anche la poesia è già un alfabeto, che non dipende da questo o quel autore.
Un autore ci può piacere più d’un altro, ma alla fine c’è sempre una pratica comune a cui si fa riferimento, come nella musica. Questa pratica è l’apprendimento a sentire i ritmi e la musica delle parole come un tramite tra noi e gli altri.
Quel che conta è l’abitudine di leggere poesie, antiche o moderne, celebri o sconosciute.
Quello che conta è riuscire ad avvicinarsi alla tradizione della poesia. Chi si avvicina alla musica, deve imparare l’uso di uno strumento, imparare a riconoscere le note, le chiavi, le tonalità. Lo stesso per la poesia.
Da dove si comincia? Semplicemente dal leggere ad alta voce, per vedere in che modo le parole fanno effetto, non solo su di noi, ma anche sugli altri.
Come quando suoniamo una musica, gli altri diventano una cassa di risonanza di quello che suoniamo.
Così nella lettura ad alta voce gli altri diventano una cassa di risonanza delle parole che leggiamo. In questo caso i discorsi critici non servono a niente, anzi diventano spesso un ingombro.
C’è una differenza tra la poesia moderna e la poesia tradizionale, la quale è basata su metri canonici, e su una lingua diversa da quella quotidiana (ad esempio in Dante, Petrarca). Invece la poesia moderna cerca di adottare i ritmi quotidiani della lingua, e il canone metrico viene continuamente reinventato con alfabeti diversi.
Ma in ogni caso, per sentire questi ritmi, occorre avere nell’orecchio le tendenze metriche della lingua (gli endecasillabi, i settenari o i vari usi delle rime, delle ripetizioni). Come nella musica, se uno non ha nell’orecchio il sistema armonico tradizionale, non può apprezzare le variazioni della musica moderna.
Quando uno comincia a entrare in sintonia con gli alfabeti poetici, leggere poesie diventa un’abitudine e un’emozione. Si potrebbe avviare questa abitudine con esercizi molto semplici. Ad esempio proponendo un certo numero di poesie antiche e moderne, da leggere insieme ad altri. Non per dovere, ma per esercitare l’orecchio.
Poi per trovare il proprio modo di lettura, l’intonazione della propria voce: sentire come si adatta a ritmi e toni di poesie molto diverse. E infine per ascoltare le parole che ci arrivano senza nessuna garanzia d’autorità, senza nessuno di quei “messaggi” che spiegano il mondo, ma non hanno sapore.

L’infinito di G. Leopardi (1)
Sergio Garau (2)
Patrizia Valduga (3)

(1)

http://www.youtube.com/watch?v=riAhD7RkwAg
CARMELO BENE recita Leopardi

(2)

http://www.youtube.com/watch?v=CiDMwrCxyxk
SERGIO GARAU, GAME OVER

http://www.youtube.com/watch?v=KsQNqYar-dA&playnext=1&list=PL831074F5521D9182
SERGIO GARAU, REMA

(3)

Sa sedurre la carne la parola,

prepara il gesto, produce destini…

E il martirio è il verso,

è emergenza di sangue che cola

e s’aggruma ai confini

del suo inverso sessuato, controverso.

Testo tratto da Medicamenta e altri medicamenta, Einaudi

http://www.youtube.com/watch?v=uJSuAN8ytBY
PATRIZIA VALDUGA, QUARTINE

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