Radio Migranti

DAL TESTO ALL’ADATTAMENTO RADIOFONICO

Campus “Ascolti Condivisi” del 13 gennaio 2012 – Istituto per Geometri di Trieste.
Il lavoro del campus, che ha coinvolto studenti e docenti, parte dall’incontro con lo scrittore albanese Arben Dedja. Il suo testo, “Enciclopedia del fumo” è punto di partenza per realizzare un radiodramma.
Luca Gerrvasutti si è impegnato a realizzare un adattamento radiofonico al testo di Arben Dedja.
Ecco le sue utili riflessioni.

Scrivere l’adattamento radiofonico di un romanzo o di un racconto significa dare forma a un processo che Calvino definiva un “cinema mentale [che è] sempre in funzione in tutti noi e non cessa mai di proiettare immagini alla nostra vista interiore”.Proprio così: durante la lettura di un libro, inevitabilmente ci creiamo l’immagine visiva della storia partendo dalle parole del testo che stiamo leggendo; tendiamo, cioè, a sceneggiare, a visualizzare, a collocare in determinati scenari gli eventi narrati, secondo il più o meno ampio repertorio di stereotipi che abbiamo a disposizione e con il quale colmiamo sottintesi, silenzi ed eventuali lacune del testo narrativo.

Quando ho ricevuto l’incarico di scrivere l’adattamento del testo di Arben ho perciò inevitabilmente provato a immaginarmi i personaggi, gli ambienti, le situazioni. Fin dalla prima lettura ho notato che si trattava di un racconto che offriva la possibilità di dare corpo alla parola e di rappresentare con i suoni luoghi, ambienti, azioni: dunque, un testo perfetto per un adattamento radiofonico.

Ho evidenziato i passaggi narrativi che ritenevo fondamentali, e, cercando sempre di rispettare lo spirito del brano di Arben, ho seguito i passaggi fondamentali che scandiscono la storia dal principio alla fine, senza stravolgerne la struttura. Ho cercato di individuare il centro, il focus del racconto, concentrandomi su quei momenti della narrazione che a mio giudizio ne esprimevano il senso più profondo. La parte più creativa è stata la scrittura dei dialoghi, che in un radiodramma devono essere tesi a definire i rapporti psicologici e i confronti intellettuali più che le azioni.


Il resto lo hanno fatto gli attori, o per meglio dire i docenti e gli studenti che hanno prestato le loro voci, e poi Mario Mirasola, che ne ha sapientemente modulato i timbri, le cesure, i tempi, gli accenti, le inflessioni, il ritmo: le parole sono note che vanno suonate, e loro lo hanno fatto benissimo. E’ così che un po’ alla volta il racconto originariamente letterario è diventato un impasto di parole, suoni, musiche, effetti. Un radiodramma, appunto.
a cura di Luca Gervasutti


SCARICA E LEGGI LA RIDUZIONE RADIOFONICA

Ecco l’inizio del radiodramma:

N1: Questa è una vecchia storia albanese. Un tale doveva incontrare per affari il socio, con il quale era anche “fratello di sangue”, cioè molto legato. Si ammalò, o forse dovette andare via per un impegno imprescindibile, fatto sta che a quell’incontro decise di mandare suo figlio.

F (esitante): «Va bene papà, se insisti ci andrò. Ma dovrai spiegarmi cosa dovrò dire, cosa dovrò fare, come dovrò comportarmi… E’ la prima volta che mi capita un’occasione del genere».

P (rassicurante): «Non preoccuparti figliolo. Se molto giovane, ma hai la testa sulle spalle. C’è una sola regola che devi seguire: sii te stesso».

M: «Come papà e mamma ti hanno sempre insegnato».

N1: Il figlio si presentò, il socio del padre lo accolse con tutti gli onori, parlarono della vita, della salute, d’affari. Il ragazzo entrò nelle simpatie dell’uomo.

A (soddisfatto): «Aah, nessuno fa il caffè come mia moglie».

F: «Non sono un intenditore, ma devo dire che è davvero molto buono».

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