Radio Migranti

IMMAGINARE LA PAROLA

A  cura di Antonella Bucovaz

1 Guardate questa foto e fermatevi sulla prima cosa che vi viene in mente.
2 Ecco, ora eliminate dai vostri pensieri questa prima cosa e se vi arriva qualche altro pensiero o immagine, lasciate scorrere tutto senza fermare nulla.
3 Ora, sempre guardando questa foto, fermate un pensiero, un ricordo, un’immagine, un colore, una parola. Sarà probabilmente frutto di una suggestione che era seppellita da luoghi comuni e non poteva emergere. Per arrivare più vicino possibile al cuore del nostro vero sentire ci vuole tempo e scorrevolezza. Per trasformare gli stimoli esterni in una risposta originale e aggiungere al mondo qualcosa di autenticamente nostro non possiamo quindi accontentarci della prima cosa che ci viene in mente.

Consiglio la lettura di un libro particolarissimo L’impero dei segni di Roland Barthes, Piccola Biblioteca Einaudi, da cui traggo questa citazione: “Il testo non “commenta” le immagini. Le immagini non “illustrano” il testo: ognuna è stata per me soltanto l’inizio di un vacillamento visivo, analogo probabilmente alla perdita dei sensi che lo Zen chiama un satori; testo e immagini, nel loro intreccio, vogliono assicurare la circolazione, lo scambio di questi significanti: il corpo, il viso, la scrittura e leggervi il distacco dei segni.”
Un libro necessario per chi, come noi, vuole parlare di relazione e comunicazione tra immagini e scrittura e segni.

Consiglio la lettura di un libro particolarissimo: L’impero dei segni di Roland Barthes, Piccola Biblioteca Einaudi, da cui traggo questa citazione: “Il testo non “commenta” le immagini.
Le immagini non “illustrano” il testo: ognuna è stata per me soltanto l’inizio di un vacillamento visivo, analogo probabilmente alla perdita dei sensi che lo Zen chiama un satori; testo e immagini, nel loro intreccio, vogliono assicurare la circolazione, lo scambio di questi significanti: il corpo, il viso, la scrittura e leggervi il distacco dei segni.”
Un libro necessario per chi, come noi, vuole parlare di relazione e comunicazione tra immagini e scrittura e segni.

E’ necessario forse allontanarsi dalle parole, abbandonare ciò che pensiamo sia il significato e lasciare che nella distanza si liberi un’immagine. La poesia non succede attraverso le parole, ciò che accade è più simile a una visione che a una comprensione.

A questo indirizzo http://www.3vitre.it/saggi/il_video-segno.htm sito del polipoeta Enzo Minarelli, troverete un lungo e interessante saggio dal titolo il Video-Segno. Ma prima di parlare direttamente di videopoesia vediamo da quale contesto di ricerca si origina.

La poesia visiva


La poesia visuale, anche detta poesia visiva, nasce da tutte quelle sperimentazioni artistiche e letterarie compiute in modo diagonale nel clima della nuova avanguardia degli anni sessanta e anni settanta del XX secolo intorno a una diversa concezione del linguaggio, in alternativa al linguaggio espressivo coerente dell’attualità (calligrammi, poesia concreta e sonora, esperienze verbovisuali, poesia tecnologica, poesia elettronica, varie sperimentazioni linguistiche…)

Il calligramma
è un tipo di componimento poetico fatto per essere guardato e contemplato oltre che per essere letto. Nei calligrammi, il poeta disegna un oggetto ralazionato al tema principale della poesia. Per esempio, se nella poesia si parla di un castello, le lettere del testo vengono scritte e disposte in modo da formare l’immagine di un castello; A volte però il disegno che scaturisce dalle poesie visuali scritte non ha nessuna relazione con il tema dell’opera.

Viene pertanto formulata l’ipotesi che la scrittura non debba necessariamente possedere un campo preciso né essere intesa come fine, ma piuttosto come strumento e mezzo che evoca un significato e, così come per l’immagine, metafora di un atteggiamento verso il fare artistico.

Tra gli anni 80 e gli anni 90 si crea un’area di ricerca che sperimenta tra scrittura, visualità e nuovi media, sviluppando in modo molto differenziato temi del Futurismo, della poesia concreta, della poesia sonora e visiva. La produzione è varia e spazia dal video analogico a quello digitale, dalla computer grafica all’elaborazione digitale acustica, all’installazione. Nasceranno la videopoesia, la computer poetry, CD ROM di poesia e vari ambienti interattivi e ipermediali, anche on line.

Questo lavoro fotografico di Paolo Comuzzi è uno splendido esempio di poesia visiva. Nello smarrimento, tra ciò che credo di vedere e ciò che percepisco, cresce il dubbio e lo stupore di uno scardinamento, ovvero quel “vacillamento visivo” di cui parla Roland Barthes.
Nello spazio che così si apre, circola la poesia.

La videopoesia si sviluppa nel campo di ricerca tra testo poetico e nuovi media ed è una categoria molto ampia in cui confluiscono tipologie molto diverse di opera d’arte.

Talvolta la videopoesia si avvale di notevole elaborazione digitale, assumendo i caratteri della computer poetry, interamente elaborata o del tutto generata da software, altrove è povera di effetti elettronici, avvicinandosi alla performance di poesia sonora o al reading registrato in video. In molti lavori di videopoesia sono evidenti i legami con la videoarte, tanto che la videopoesia può essere anche definita una videoarte contenente testo poetico variamente elaborato a livello visivo e acustico.

Alcuni autori internazionali che si sono espressi nella videopoesia, concorrendo a determinarla come “sotto-genere” della videoarte, sono: Gary Hill, Philadelpho Menezes, Javier Robledo, Giorgio Longo, Giacomo Verde, Jennifer Bozick, Kevin McCoy e Billy Collins…. Vi consiglio alcune visioni:

Billy Collins (videopoetry di animazione, molto didascalica)
http://www.youtube.com/watch?v=iuTNdHadwbk&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=k0xiWuwGq8M&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=yaBeaQHdrGo&feature=channel
http://www.youtube.com/watch?v=8xovLpim_1s&feature=related

Caterina Davinio
http://www.youtube.com/watch?v=nty_jdEPcvI
http://www.youtube.com/watch?v=d-jRTNGvjQ4&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=1AnqIUQL10k&feature=related

Giacomo Verde
http://www.youtube.com/watch?v=XPpG-Yj6rwA

Enzo Minarelli poeta performativo
http://www.youtube.com/watch?v=3GmllX72GS0&feature=related

Lello Masucci computer poetry
http://www.youtube.com/watch?v=UCGMHRsSYAA

Gary Hill
http://www.youtube.com/watch?v=DnuHVAlpY2I
http://www.youtube.com/watch?v=23njMQx0UuQ&feature=related

Anche qui ci sono esempi molto interessanti

molte videopoesie su testi di Alda Merini
http://www.videolife.tk/merini/

http://vimeo.com/7652486 bel video con parole in movimento
http://vimeo.com/1001232 lidia riviello
http://vimeo.com/1241590 dome bulfaro
http://vimeo.com/736168 durante/davidovic
http://vimeo.com/640749 giulio marzaioli
http://vimeo.com/4782836 giulio marzaioli
http://vimeo.com/8747400 elio pagliarani (intervista a)
http://vimeo.com/5562856 ruggero di domenico video-haiku
http://vimeo.com/2170372 elisa d’avoglio

Come esempio di teoria e pratica della videopoesia ho scelto il lavoro di Elena Chiesa.
Questo il suo sito http://www.elenachiesa.it nel quale vi consiglio di fare un salto e guardare un paio di sue videopoesie tratte dal libro “Io non scrivo poesie le immagino soltanto”.

L’abbandono visivo di Elena Chiesa

Alla domanda come nasce la tua videopoesia lei risponde:

Il progetto nasce come supporto visivo all’ascolto di poesie contemporanee , suggerito da Paolo Podestà (Soundcage, Genova) che si occupava allora di un viale interattivo di poesia per il festival di poesia di Genova del 2002, e diventa poi un progetto di VideoPoesia vero e proprio in cui l’arte dell’animazione pittorica, e piu’ precisamente della tecnica del “Melting Pixel”, da me “inventata” una decina di anni fa, (in pratica sono delle sequenze  create  da un flusso continuo di fotogrammi elaborati uno ad uno in uno “scioglimento” di pixel  trattati come “pittura ad olio virtuale”) diventa essa stessa poesia.
Il flusso continuo di forme e colori assomiglia per me al flusso indistinto che crea la mente mentre ascolta parole…. L’ascolto  di poesie  provoca in noi uno stimolo  sensoriale  che  induce  il cervello alla ricerca di interpretazioni visive delle parole . I pensieri poetici diventano l’impulso propulsore di un flusso continuo di immagini che scorrono e si modificano  senza interruzione.
Da qui l’idea di incanalare la mente di chi ascolta lungo il mio personale flusso e la mia interpretazione visiva  come forse avviene in una seduta di ipnosi…
Io ovviamente elaboro immagini che fanno parte del mio disordinato bagaglio personale  quindi c’è molta animazione, a volte quasi fumetto, a volte cose tristi, a volte cose piu’ buffe. Talvolta banalità.
Dopo aver sperimentato la forza espressiva della video-poesia  con poesie di autori contemporanei italiani e stranieri, ho cominciato a cimentarmi con l’illustrazione animata di poesie mie. La realizzazione  di una video poesia (che realizzo in vari momenti distribuiti  in varie settimane in cui la poesia diventa quasi un “mantra”) avviene in un completo abbandono della mente  all’ascolto  esattamente  mentre “dipingo”, senza frapporre tra l’atto di dipingere e le parole, alcun momento di progettazione ma  solo puro ascolto, pura immaginazione lasciata a briglie sciolte. A volte ottengo immagini didascaliche rispetto a cio che sento a volte l’immaginazione porta l’interpretazione visiva fuori dagli schemi…

E per non dimenticare che al centro del lavoro della video poesia c’è la parola poetica…… riporto alcune considerazione di Raimond Panikkar, filosofo, teologo, sacerdote e scrittore spagnolo, di cultura indiana e catalana scomparso recentemente.
La parola non è qualcosa di incidentale alle cose, ma non è neanche il loro monumento. Ogni  riduzione della parola al suo “puro” significato uccide la parola in quanto tale. Le parole, come ogni simbolo, hanno vita propria. Non c’è equivalenza tra parola e termine. La parola ha un potere creativo e si rinnova e arricchisce ogni volta che è pronunciata, rinnovando e arricchendo chi la  pronuncia. Il termine è solo l’ombra della parola: se si identifica la parola come
termine la si inchioda a un significato specifico e relativo, impedendole di volare nel ciclo della coscienza umana.

Per raggiungere una libertà, nel nostro caso applicata al lavoro con parola e immagini, occorre lasciarsi guidare dall’inconscio, come accade nel sogno, quando le immagini si susseguono senza un legame apparente, rivelando la nostra realtà recondita, molte volte sconosciuta a noi stessi.
Le parole, al pari dell’immagini, operano una frattura tra la natura linguistica e le cose a cui rimandano. La parola scritta o l’immagine, per esempio di una “pipa” ci fa pensare a un oggetto preciso, ma questo “pensiero” non è reale: è astratto. Si può parlare di una certa impotenza delle parole nei confronti delle cose, ma solo a condizione di scoprirvi nello stesso tempo un potere inaudito, una capacità d’infedeltà del tutto straordinaria. Le parole sono capaci di dichiarazioni menzognere come “sono sulla luna”. E’ questo il potere poetico proprio del linguaggio sul quale vogliamo lavorare.

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